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Intervento a distanza di Aude Billard
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Aude Billard: Professore all’Ecole Poliytecnique Federale di Losanna, responsabile del Laboratorio LASA, Learning Algorithms and Systems Laboratory dell’EPFL.

 

 

 

Buongiorno alle partecipanti e ai partecipanti della Conferenza Women and Technologies a Milano.
 
Sono Aude Billard, e sono professore associato di ruolo presso la Ecoles Polytechniques Fédérales, EPFL di Losanna, in Svizzera. Mi sono laureata in fisica presso la EPFL e ho fatto il PhD presso la Università di Edimburgo, e dopo sono stata ricercatrice presso la Università of Southern California a Los Angeles.
Come sono giunta alla ricerca robotica, che copre oggi due terzi delle attività del mio laboratorio? È stata una successione di casi.
Dopo la laurea in fisica, avrei voluto lavorare in fisica nucleare campo che impiega quelle che sono chiamati reti artificiali per l’analisi statistica dei dati. Poiché in quegli anni questa materia non era prevista nel curriculum dei fisici, scelsi un PhD in questo campo presso l’Università di Edimburgo, famosa per le ricerche in Intelligenza Artificiale. In quella occasione, ebbi modo di seguire delle lezioni di applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla robotica. Questo campo mi interessò moltissimo, perché non riguardava la parte teorica del mio lavoro, ma applicazioni alla robotica, e così decisi di lavorare in questo campo, cosa che faccio ancora oggi.
Il mio laboratorio è composto di 17 persone, tra professori, PdD e tecnici. Due terzi del laboratorio si occupa di robotica, siamo particolarmente dedicati alla Human-Robot Interaction, mediante la quale è possibile addestrare, “insegnare” ai robot a eseguire certe operazioni e mansioni, per le quali occorre progettare machine tools adeguati.
Sono molto contenta di essere riuscita ad avere nel laboratorio tre donne, tra cui due studentesse PhD. Il mio è un campo dove la presenza femminile è minima, sono impegnata a far sì che questo cambi. Ovunque nel mondo è lo stesso problema, anche qui in Sviuzzera, è una lunga battaglia, una battaglia contro molto pregiudizi che tutti abbiamo, me compresa.
Vorrei caldamente raccomandare alle ragazze che mi seguono oggi alla conferenza, ma anche ai ragazzi, ed a tutti, di incoraggiare ogni ragazza che esprima anche un piccolo interesse nella scienza e tecnologia. Infatti, la ragione per cui i tanti giovani non scelgono questi settori non è per incompetenza, ma perché non sono incoraggiati.
Incoraggiare i giovani non è così difficile, basta condividere il nostro interesse con loro. Non vi è assolutamente nessuna differenza di competenze tra donne e uomini, in questo senso, è questione di apriori, di pregiudizi.
Quando ero giovane, giocavo a scacchi, anche quello era un’attività dove non vi erano quasi donne. Gli scacchi mi appassionavano molto, e giocavo con uomini che, poiché provenivano per lo più fa studi di matematica e fisica, in qualche modo mi trasmisero l’idea che avrei potuto studiare fisica anche io. Forse, se non avessi avuto questi incoraggiamenti, non avrei intrapreso la mia carriera scientifica, non perché non avessi buoni voti in scienze, ma per mancanza di incoraggiamento.
Per questo, vi incoraggio a fare lo stesso.

La robotica è un campo entusiasmante, e ha molte applicazioni che non sono necessariamente interessanti solo per i maschi. Nel mio laboratorio, si svolgono ricerche per aiutare bambini autistici, e per pazienti con lesioni al corpo calloso, applicazioni cui spesso le ricercatrici donne sono maggiormente interessate.

 

 
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