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Karen Panetta: Professor of Electrical and Computer Engineering and Director of the Simulation Research Laboratory at Tufts University.
Vi ringrazio di questa opportunità di essere con voi. Avrei voluto venire in Italia. La prossima volta…
Fin da piccola mi piacevano molto la matematica e le scienze e andavo bene in queste materie. Ma non sapevo nulla dei legami tra queste discipline e l’ingegneria. Ma il particolare che determinò la mia carriera fu anche il fatto è che mi piaceva molto fare shopping e spendevo anche molto. Così, quando crebbi miei genitori (mio padre è calabrese, mia madre romana) mi dissero che per mantenere il mio livello di shopping avrei dovuto intraprendere una carriera adeguata. Dato che ero brava in matematica e scienze, mi fu consigliata ingegneria. Erano gli anni in cui comparivano i primi computer, e quel nuovo settore mi appassionava. Cominciai a programmare, per me non era affatto difficile. Così mi iscrissi all’università, Informatica. Una volta laureata, mi misi a studiare quello che gli ingegneri già affermati stavano realizzando, quasi “rubai” loro il mestiere.
Entrai a lavorare presso Intel, come progettista di computer, e così progettai varie CPU per diversi tipi di processori. In realtà, il mio sogno era poter insegnare, e mio padre ed io decidemmo che, poiché la mia società avrebbe finanziato il mio PhD, così affrontai il dottorato e divenni professore. Ne sono molto contenta, posso insegnare, rimanere a contatto con gli studenti, e posso contemporaneamente sviluppare ricerche e applicazioni che possano contribuire a migliorare la vita degli esseri umani.
Le ragazze di oggi? Guardano la televisione, ammirano le top model, e non voglio certamente diventare una ingegnera bruttina, senza personalità… Se aveste occasione di venire nel mio laboratorio, e vedere le mie studentesse, penserete che le abbia scelte tra le stelle del cinema. E’ buffo, questo, perché oggi tutte le studentesse somigliano a delle modelle, e è molto difficile ormai trovare il modello “negativo” della ingegnera bruttina. Le ragazze oggi sono tutte graziose e curano il loro aspetto. Qui negli Stati Uniti si investono cifre importanti per studiare le differenze del cervello femminile rispetto a quello maschile. Per me, sono soldi buttati, basterebbe accendere la tv…
Quando ero all’università, c’erano pochissime colleghe donne. Quando divenni professore, mi fu assegnato il ruolo di assistente-mentore per le studentesse, ma mi resi conto che non avevo studentesse! Informatica era ancora una facoltà di soli maschi, non avevo nessuna studentessa da assistere. E ancora per molti anni vi furono poche studentesse iscritte al mio dipartimento, così come per anni sono stata l’unica insegnante donna nella mia facoltà. Ci sono stati piccoli cambiamenti, ma anche un turn over rapido di insegnanti donne che arrivavano e se ne andavano poco dopo. In effetti, in tutto il mondo, i dipartimenti di ingegneria elettronica e meccanica sono quelli dove la presenza di donne è più bassa, rispetto ad altri settori dell’ingegneria. È un vero peccato, perché si tratta di settori interessantissimi, dove le donne possono apportare contributi straordinari. È assurdo che le donne ne vangano scoraggiate, al contrario, dovremmo accoglierle con tutti gli onori.
In qualità di Direttore Internazionale di Women in Ingeneering mi accade di visitare diverse Nazioni presso le quali il 50% degli ingegneri sono donne e dove la carriera di ingegnere è, per le donne, accettata come normale. Mentre qui, nella progredita America abbiamo solo il 18 per cento degli ingegneri donne. Che cosa c’è di sbagliato, da noi, allora? In realtà, le donne hanno dei punti di vista molto unici da proporre. Un esempio. Durante la progettazione di macchine a energia solare realizzata dalle mie studentesse, i ragazzi avrebbero preferito macchine molto veloci, senza preoccuparsi della sicurezza né del design. Le ragazze, al contrario, si erano preoccupate della sicurezza e affidabilità dei veicoli, non delle prestazioni in velocità. Ragazzi e ragazze hanno punti di vista diversi, e abbiamo bisogno di ambedue gli approcci, in una globalità di soluzioni.
Quello che è veramente importante è che dobbiamo smetterla di dire ai bambini che, a meno che non diventino i migliori in matematica e fisica, non possono intraprendere la carriera di ingegnere. Così facendo, ne limitiamo le potenzialità. Non si può dire a un bambino, di sei, sette, dodici anni che poiché non è bravo in matematica, non farà l’ingegnere. È sbagliato. Quando mettiamo dei filtri, delle barriere, ai giovanissimi, stiamo convincendoli a limitarsi, a non tentare, a non usare la loro immaginazione. Al contrario, dobbiamo incoraggiare la creatività e immaginazione, secondo i valori di questi giovani, così come delle bambine, le quali forse non associano l’idea di ricamare o di cucinare, di vestire e pettinare le bambole, o di seguire la moda come attività che potranno in un futuro far parte della loro professione di ingegnere che progetta, per esempio, il design di oggetti. In realtà, si tratta di qualità creative importanti per gli ingegneri, per questo dobbiamo valutare positivamente le attitudini delle bambine. Analogamente, i progetti che scegliamo devono avere caratteristiche di appealing per i due generi. Per esempio, molte delle mie studentesse non sono interessate a progetti nel campò delle automobili, lo sono invece a progetti di ingegneria medica, per aiutare le persone. In realtà, ogni essere umano vorrebbe poter esercitare la propria positiva e durevole influenza sulla società, aiutare la propria comunità, e questi sono i progetti che dovremmo promuovere, incoraggiando tutti i giovani e assicurando pari opportunità per i generi. Dobbiamo mostrare loro quanto sia entusiasmante lavorare su progetti come la robotica, l’energia solare e tutte le nuove tecnologie che miglioreranno il nostro futuro.
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